La prima cosa che colpisce nella scrittura di Fabio Bo è la danza delle parole, danza che come un piccolo miracolo si scioglie e si ricompone sotto gli occhi del lettore. Chi legge diventa senza rendersene conto spettatore di un balletto e di una recita, scrutatore di esistenze e perfino spia, ficcanaso e curioso. L´universo di Fabio Bo è quello degli uomini, spesso maschi, comunque persone. Uomini che non hanno più il travaglio del coming out, del dichiararsi a una società ostile, ma che vivono la propria omosessualità come un dato essenziale e normalizzato. [...] Spesso, molto spesso, molto si accende in questi racconti fatti come la brace che custodisce scintille improvvise e inattese. È in questo universo che il testo di Bo prende respiro e confidenza, facendoci entrare in mondi paralleli, rendendoci complici di vicende umane apparentemente semplici - una gita al mare, un vecchio amante che si rifà vivo, una zia che muore, una corsa in autobus - per poi svelare il vulcano di esperienze e di pensieri, soffici e soffocati, sublimi e ignobili, prepotenti e timidi che tutti noi conosciamo e riconosciamo come nostri.
(Dalla prefazione di Daniele Scalise)Più che una raccolta di racconti, si tratta di un grande romanzo polifonico.
(Gianni Amelio)